Re-Work in pillole

L’aumento dei pazienti oncologici e allo stesso tempo della loro speranza di vita pone la questione del loro reinserimento professionale. Durante le terapie, il paziente sospende l’attività lavorativa per una durata che può variare in funzione del tipo di tumore e del protocollo terapeutico. Ad oggi, molti pazienti oncologici in remissione faticano a rientrare nel mondo del lavoro con implicazioni di carattere individuale sociale ed economico

Se la ripresa lavorativa è apparentemente problematica per ogni paziente oncologico, essa lo è ancora più nel caso di pazienti donne, di base più fragili e marginalizzate sul mercato del lavoro.

Con questo progetto di ricerca intendiamo studiare l’impatto della diagnosi di cancro sul rientro lavorativo delle donne che hanno avuto un tumore al seno. Lo studio adotterà un approccio multi-metodo, caratterizzato da due working-packages (WP), uno quantitativo e uno qualitativo

In parole chiave
  • Cancro al seno 
  • Remissione 
  • Re-inserimento lavorativo
  • Giovani donne

Perché Re-Work?

Il numero di persone con cancro è destinato ad aumentare in modo significativo nei prossimi anni a seguito dell’aumento dell’aspettativa di vita e della crescita della popolazione. Allo stesso modo, secondo i dati più recenti, anche i tassi di sopravvivenza al cancro sono in aumento, grazie soprattutto ai miglioramenti nella capacità di screening, alla diagnosi precoce, e al miglioramento nelle capacità di trattamento della malattia.  Secondo i dati del Global Burden of Disease Studyin Svizzera nel 2019 sono decedute per cancro  20248 persone ovvero l’1.6% in più rispetto al 2018 e il 35% in più rispetto al 1990. Questo aumento è rappresentato dalla linea verde nella figura sotto. 

Cos’ha questo a che fare con il mercato del lavoro?

L’aumento dei pazienti oncologici e allo stesso tempo della loro speranza di vita pone la questione del loro reinserimento professionale. Durante le terapie, il paziente sospende l’attività lavorativa per una durata che può variare in funzione del tipo di tumore e del protocollo terapeutico. Nel caso del tumore al seno, per esempio, le terapie possono avere una durata minima di 4-6 mesi. I trattamenti possono prolungarsi ulteriormente (per esempio in caso di terapia ormonale). Secondo la letteratura (Bushunow et al., 1995; Drolet et al., 2005), tuttavia, questi non dovrebbero avere un impatto sostanziale sulla capacità lavorativa del paziente: da un punto di vista clinico, si suppone che, dopo alcuni mesi, il paziente in remissione sia in grado di riprendere la propria attività professionale senza particolari problemi. Ciò nonostante, ad oggi, molti pazienti oncologici in remissione faticano a rientrare nel mondo del lavoro. Sebbene non vi siano ricerche in Svizzera su questo tema, studi svolti in altri paesi suggeriscono che la ripresa lavorativa dopo un tumore costituisca una sfida importante per il paziente. A tal proposito si vedano, tra gli altri, gli studi di Peipins et al., (2021), Ayala-Garcia et al., (2021), Kemp et al., (2021), Klasen et al., (2020), e Tan et al., (2021). I fattori che influenzano il ritorno al lavoro includono lo stato di salute e l’affaticamento (Tan et al., 2021); le caratteristiche sociodemografiche (Stewart et al., 2001; Chirikos et al., 2002 ; Bradley et al., 2002 ; Baquet & Commiskey, 2000) e, in special modo, l’età (Drolet et al., 2005); le specificità dell’attività professionale (Satariano & DeLorenze, 1996; Satariano et al., 1996) e l’atteggiamento e le disposizioni del datore di lavoro (Spelten et al., 2002); la motivazione personale e il cambiamento di priorità nella propria esistenza (Thornton, 2002; Drolet, 2005).

Quali implicazioni a livello individuale e sociale?

La perdita di capitale umano che si genera a seguito del mancato rientro al lavoro dei pazienti in remissione ha significative implicazioni a livello individuale: il lavoro rappresenta una dimensione cruciale per la qualità di vita del paziente, per la sua autostima, per la sua stabilità finanziaria, per la sua integrazione sociale e, in genere, per il ritorno alla normalità (Bilodeau et al., 2019). Esso costituisce dunque un aspetto rilevante anche in un’ottica terapeutica. Il mancato reinserimento professionale dei pazienti oncologici ha però anche implicazioni a livello sociale ed economico: una ricerca del think tank britannico Policy Exchange ha stimato, ad esempio, che la perdita di produttività dei sopravvissuti al cancro che non sono stati in grado di tornare ad un lavoro retribuito nel 2010 nel Regno Unito, ammontava a 5,3 miliardi di sterline, l’equivalente di 6,5 miliardi di franchi svizzeri.

Il progetto

Con questo progetto di ricerca intendiamo studiare l’impatto della diagnosi di cancro sul rientro lavorativo delle donne che hanno avuto un tumore al seno. Lo studio adotterà un approccio multi-metodo, caratterizzato da due working-packages (WP), uno quantitativo e uno qualitativo. Di dimensioni contenute, questo studio è da considerarsi un progetto-pilota che potrebbe essere seguito da uno studio più articolato, previ ulteriori finanziamenti ottenuti da bandi competitivi.  


Core team

Maria Caiata-Zufferey

Maria Caiata Zufferey è professore di Ricerca qualitativa nelle scienze sociali e della salute e responsabile del Centro competenze pratiche e politiche sanitarie presso la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI). Nei suoi studi si interroga sull’azione dell’individuo in contesti di incertezza, tema che ha declinato in vari ambiti socio-sanitari tra cui il consumo di droghe, la gestione del rischio genetico di cancro e la decisione vaccinale.

Valentina Rotondi

Valentina Rotondi è ricercatrice presso la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI), il Leverhulme Centre for Demographic Science e il Nuffield College dell'Università di Oxford. Già assegnista di ricerca presso il Dondena Centre for Research on Social Dynamics and Public Policy dell’Università Bocconi, ha conseguito il dottorato di ricerca in Economia presso l’Università Cattolica di Milano. I suoi studi riguardano le discipline dell’economia, della demografia e delle scienze sociali.

Simona Di Lascio

Simona Di Lascio ha conseguito la laurea in medicina e chirurgia, la specializzazione in oncologia e il PhD in scienze oncologiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. È stata assistente presso l’istituto oncologico della svizzera italiana ( EOC) dal 2012 al 2016, fellow presso la breast unit del dana farber Cancer Institute di Boston e il Broad Institute della stessa città dal 2016 al 2017 ed è capoclinica in oncologia prevalentemente  presso la sede dell’OBV di Mendrisio dell’istituto oncologico della Svizzera Italiana.